TREKKING
NEL FOUTA DJALLON
COM'É
COMINCIATA
Partecipare,
come è capitato a me, ad un progetto di cooperazione nei
PVS è un'esperienza profonda nella vita di una persona
e uno dei modi migliori per conoscere se stessi e gli altri, perchè
il contatto non è fuggevole e ti porta a entrare a fondo
nella vita quotidiana, costumi e mentalità degli altri.
Gli altri, l'altra gente. Quando siamo noi ad andare in un paese
sconosciuto, quando per caso abbiamo tutto il tempo di sentirsi
noi gli stranieri, di essere noi "diversi", diventiamo
tutti più umili.
Come stranieri abbiamo bisogno di capire, siamo più disponibili
a capire gli altri e allora, a quelli che qui chiamiamo, quando
va bene, "extracomunitari" ci rivolgiamo con un - "mi
scusi signore, mi scusi signora..." - e così ci facciamo
conoscere finalmente ..."permette, mi chiamo Flavio, vengo
dall'Europa, dall'Italia ...sa dov'è l'Italia?".
Nell
'86 la Guinea stava appena uscendo dalla dittatura di Sekou Tourè
e dopo una segregazione di 26 anni cercava di riprendere i contatti
con il resto del mondo. In questo contesto si inseriva il nostro
progetto e la nostra ONG era la prima a mettere il piede in Guinea.
Onestamente non si sa, tra noi e i guineani, chi fosse più
nuovo al tipo di confronto che ci aspettava e l'esperienza ebbe
uno sviluppo tipico di ogni avventura giovane; ci furono aspre
discussioni, dispetti, sforzi lavorativi indicibili e un confronto
assolutamente franco in cui ognuna delle parti credeva fortemente
nella bontà delle proprie convinzioni e senza secondi fini.
Poi le cose cambiarono, ma per qualche anno davvero si potè
dire che "lavoravano come se avessero potuto vivere mille
anni e facevano festa come se fossero arrivatil'ultimo giorno
della loro vita".
Così
era all'inizio e fu nei momenti liberi ma anche durante il lavoro,
nei tragitti per interventi negli angoli più sperduti della
zona che finimmo col scoprire e amare il Fouta Djallon.
LA SCOPERTA DEI LUOGHI E IDENTIFICAZIONE DEI PERCORSI
Premesso che quelle che per noi sono eccezionali "scoperte",
per gli abitanti del posto sono normali aspetti della vita quotidiana,
la (nostra) scoperta dei luoghi qui descritti si è svolta
dal gennaio 1987 al maggio 1998 e si è svolta in un contesto
relativamente vergine in quanto anche i guineani non erano generalmente
a conoscenza che dei siti nelle immediate vicinanze dei loro villaggi;
questo per ragioni che vanno dalla mancanza di mezzi spostamento,
all'inopportunità di dare nell'occhio con movimenti mal
visti dalle autorità preda di manie pseudo - sovietiche
della recente dittatura.
Tanto
per dare un'idea, per trovare la cascata di Saala nel marzo 1987,
ci vollero più uscite e circa un mese di tempo in tutto,
pur con i fuoristrada e guidati da Rabiatou Barry che era del
posto: nessuno sapeva dirci dove fossero.
Certamente non prendevano su serio il fatto che qualcuno volesse
precisamente cercare una cascata e questo generava risposte anche
molto contradditorie, tali da farci finire anche 90 km in direzione
completamente opposta a quella che cercavamo!
Bene, alla fine ci arrivammo e se è vero che il corso d'acqua
è per tutti il Saala, resta il fatto che localmente, cioè
il vero nome della sito della cascata è "Sùmha"
e quindi "djùrndè Sùmha": cascata
di Sùmha.
Pas facile...
Le
cascate di Kambadaga meritano una citazione a parte: sono le uniche
cascate che ci sono state celate di proposito, e questo per ben
14 mesi! É andata che Feliciano Monti, allora medico volontario
del progetto, scovatele per caso durante una delle sue missioni
di lavoro nel villaggio di Brouwal Tappe, ci tacesse tutto solo
per potervi passare le sue domeniche in santa pace ...e in dolce
compagnia supponiamo!
Doucky e tutta la zona li trovammo assolutamente per caso, Gionni
ed io, in un paio di domeniche di giri in moto. Nella pista vicina
trovammo anche una coppia di svizzeri che arrancavano sui sassi
sotto il solleone con una piccola Daihatsu rossa.
Li vedemmo arrivare da lontano, ballonzolando sulle pietre dell'altopiano,
a due chilometri all'ora, dentro la macchinetta dura come una
tavola, venivano da almeno 150 km di pista così ed erano
partiti il giorno prima da Telimelè; man mano che si avvicinavano
ci rendevamo conto che erano due bianchi, e non poteva che essere
così perchè solo chi si fosse perso avrebbe preso
quella pista. Si avvicinano, sembra che siano un uomo ed una donna,
si distingue la targa ...ZH etc. - svizzeri?...qui? - ci sono
ormai di fianco, vediamo che sono coperti di punture d'insetti,
una serie di punture appaiate, devono aver passato la notte in
compagnia delle pulci, da qualche parte.
Ci guardano a fatica, si fermano ed esclamano: "siamo svizzeri!".
Ricordo ancora la nostra risata irrefrenabile, e Gionni, che tra
un singulto e l'altro trova la voce per dire loro che Zurigo è
da tutt'altra parte...;a volte si è dispettosi senza rendersene
conto.
Li ritrovammo
due giorni dopo alla cascata di Saala, si erano ristabiliti e
ci fecero qualche foto.

Il
corso del Fetorèwol invece è stato identificato
con più metodo e disponibilità di mezzi nel novembre
1996.
Tutti sentieri che vanno da Ninguelande, fino alla Kakrima, tutte
le cascate e villaggi del bacino idrografico della zona, risalendo
e percorrendo in tutti i sensi Il Fetorèwol dalla Kakrima
su fino a Safa, Ley - Fita e Ainguel, sono stati battuti a piedi
e registrati al GPS; questi dati sono stati riportati sulla carta
e mi hanno permesso di rettificare i tracciati rispetto a quelli
presenti nelle carte militari francesi che risalivano al 1936.
Questa uscita è durata sei giorni, durante i quali siamo
stati ospiti della gente dei villaggi; abbiamo mangiato unicamente
il po' di cibo che avevamo con noi e a me sono bastate 12 scatolette
di sardine, circa 2 kg di pane e la frutta che compravamo nei
villaggi.
Per l'acqua potabile, quando non c'erano sorgenti pulite a portatata
di mano, ho risolto il problema portando due borracce di alluminio
non smaltato e un camping gaz,il sistema funziona così:
si riempie una borraccia con l'acqua anche del fiume e la si porta
a ebollizione, si richiude la borraccia e si mette a raffreddare
immergendola ne fiume; si procede così anche con la seconda
borraccia: in circa mezz'ora si ottengono così due litri
d'acqua da bere e il problema non c'è più.
Le analisi successive hanno confermato la bontà del sistema.
In sei giorni sono stati percorsi circa 125 km, e sicuramente
si può fare di più, godendo però molto meno
delle bellezze del paesaggio!
Personalmente non ho mai disdegnato sostare e buttarmi un momento
in acqua in un ansa particolarmente attraente che trovassi vicino
al sentiero.
I partecipanti alla settimana "sul terreno" sono stati:
Saifoulaye Diallo ,ora presidente e guida di
Fouta Trekking Aventure di Labé.
Tafsìr Diallo, allora collaboratore del
progetto della Caisse Française de Developpement di Timbi
Madina
Flavio Callegarin, sottoscritto, all'epoca capoprogetto
uscente del progetto della Cooperazione Italiana di Labé.
I
miei più grandi ringraziamenti a :
Rabiatou Barry o Raby Tata, diventata in seguito
mia moglie, per avermi sempre incitato nei miei sogni e per avere
inventato l'Hotel Tata di Labé ed esserne la vera anima.
Gionni Vit , friulano e quasi compaesano, grande
amico, collega di progetto, compagno di mille scoperte e nottate
indimenticabili.
Fatou Binta Diallo, madre di Saifoulaye, cuoca
in casa dei volontari della cooperazione Gionni e Flavio, per
la sua fine intelligenza e per averci insegnato severamente i
primi rudimenti di lingua francese.
Saufolulaye Diallo, ora presidente e guida di
Fout Trekking Aventure,conosciuto quando solo quattordicenne,
al seguito di sua madre Fatou Binta Diallo, mi sommergeva di mille
questioni ogni sera.
Binta Diallo, attuale responsabile dell'Hotel
Tata di Labé, collaboratrice di famiglia, vera "seconda
mamma" dei nostri due figli Gabriele e Regina nonchè
collega del sottoscritto nell'assistere il dottor Traoré
alla nascita di Regina una notte di gennaio del '95.
Mamadou Djuldè Sow, "Maitre Sow",
carissimo amico personale e paziente aiuto nell'identificazione
di tutti i PK, punti kilometrici dei "road books" dei
differenti siti citati.
Grazis
e màndi a dùcius!
Flavio
Callegarin, di Casarsa della Delizia, Friuli
www.tatasenegal.com