REPUBBLICA DI GUINEA, 1986
Questo è la breve sintesi di un viaggio cominciato per caso nel 1986 ... è un viaggio che vale la pena di fare, un'esperienza che auguro a tutti di vivere.

Inizia l'11 novembre 1986, alle 19.30 all'aeroporto GBESSIA di CONAKRY in GUINEA; esci dall'aereo e i pantaloni sono subito caldi e appiccicosi, sicuramente siamo vicinissimi ai motori... no, è proprio caldo!

L'impatto dev'essere stato forte perchè la prima mezz'ora d'Africa della mia vita non la ricordo semplicemente più ...si continua ormai fuori dall'aeroporto ... il buio, solo qualche lanterna a petrolio e le luci di rare automobili in strada ma al centro di ogni incrocio i carri armati di fabbricazione russa o cinese. Adesso diciamo che ci si sentiva un po' spaesati!

Mi sento inerme, ma non oso fare domande per non mostrare la mia inquietudine agli altri già impressionati almeno quanto me.
Nella notte si entra nella città, mi dicono che il quartiere si chiama "Minière"
ed è vicino alla residenza del nostro ambasciatore: ci rassicura un po'...comunque siamo in ballo!

Mi sentivo strano , rivoltato come un calzino... e non era che l'inizio!


Ci vollero sei mesi, poi le cose cominciarono a trovare un loro posto: avevo lasciato Conakry ed ero finalmente nel
FOUTA DJALLON!

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FALESIE DI DUCKI

 

TREKKING NEL FOUTA DJALLON

COM'É COMINCIATA

Partecipare, come è capitato a me, ad un progetto di cooperazione nei PVS è un'esperienza profonda nella vita di una persona e uno dei modi migliori per conoscere se stessi e gli altri, perchè il contatto non è fuggevole e ti porta a entrare a fondo nella vita quotidiana, costumi e mentalità degli altri.
Gli altri, l'altra gente. Quando siamo noi ad andare in un paese sconosciuto, quando per caso abbiamo tutto il tempo di sentirsi noi gli stranieri, di essere noi "diversi", diventiamo tutti più umili.
Come stranieri abbiamo bisogno di capire, siamo più disponibili a capire gli altri e allora, a quelli che qui chiamiamo, quando va bene, "extracomunitari" ci rivolgiamo con un - "mi scusi signore, mi scusi signora..." - e così ci facciamo conoscere finalmente ..."permette, mi chiamo Flavio, vengo dall'Europa, dall'Italia ...sa dov'è l'Italia?".

Nell '86 la Guinea stava appena uscendo dalla dittatura di Sekou Tourè e dopo una segregazione di 26 anni cercava di riprendere i contatti con il resto del mondo. In questo contesto si inseriva il nostro progetto e la nostra ONG era la prima a mettere il piede in Guinea.
Onestamente non si sa, tra noi e i guineani, chi fosse più nuovo al tipo di confronto che ci aspettava e l'esperienza ebbe uno sviluppo tipico di ogni avventura giovane; ci furono aspre discussioni, dispetti, sforzi lavorativi indicibili e un confronto assolutamente franco in cui ognuna delle parti credeva fortemente nella bontà delle proprie convinzioni e senza secondi fini.
Poi le cose cambiarono, ma per qualche anno davvero si potè dire che "lavoravano come se avessero potuto vivere mille anni e facevano festa come se fossero arrivatil'ultimo giorno della loro vita".

Così era all'inizio e fu nei momenti liberi ma anche durante il lavoro, nei tragitti per interventi negli angoli più sperduti della zona che finimmo col scoprire e amare il Fouta Djallon.

LA SCOPERTA DEI LUOGHI E IDENTIFICAZIONE DEI PERCORSI

Premesso che quelle che per noi sono eccezionali "scoperte", per gli abitanti del posto sono normali aspetti della vita quotidiana, la (nostra) scoperta dei luoghi qui descritti si è svolta dal gennaio 1987 al maggio 1998 e si è svolta in un contesto relativamente vergine in quanto anche i guineani non erano generalmente a conoscenza che dei siti nelle immediate vicinanze dei loro villaggi; questo per ragioni che vanno dalla mancanza di mezzi spostamento, all'inopportunità di dare nell'occhio con movimenti mal visti dalle autorità preda di manie pseudo - sovietiche della recente dittatura.

Tanto per dare un'idea, per trovare la cascata di Saala nel marzo 1987, ci vollero più uscite e circa un mese di tempo in tutto, pur con i fuoristrada e guidati da Rabiatou Barry che era del posto: nessuno sapeva dirci dove fossero.
Certamente non prendevano su serio il fatto che qualcuno volesse precisamente cercare una cascata e questo generava risposte anche molto contradditorie, tali da farci finire anche 90 km in direzione completamente opposta a quella che cercavamo!
Bene, alla fine ci arrivammo e se è vero che il corso d'acqua è per tutti il Saala, resta il fatto che localmente, cioè il vero nome della sito della cascata è "Sùmha" e quindi "djùrndè Sùmha": cascata di Sùmha.
Pas facile...

Le cascate di Kambadaga meritano una citazione a parte: sono le uniche cascate che ci sono state celate di proposito, e questo per ben 14 mesi! É andata che Feliciano Monti, allora medico volontario del progetto, scovatele per caso durante una delle sue missioni di lavoro nel villaggio di Brouwal Tappe, ci tacesse tutto solo per potervi passare le sue domeniche in santa pace ...e in dolce compagnia supponiamo!

Doucky e tutta la zona li trovammo assolutamente per caso, Gionni ed io, in un paio di domeniche di giri in moto. Nella pista vicina trovammo anche una coppia di svizzeri che arrancavano sui sassi sotto il solleone con una piccola Daihatsu rossa.
Li vedemmo arrivare da lontano, ballonzolando sulle pietre dell'altopiano, a due chilometri all'ora, dentro la macchinetta dura come una tavola, venivano da almeno 150 km di pista così ed erano partiti il giorno prima da Telimelè; man mano che si avvicinavano ci rendevamo conto che erano due bianchi, e non poteva che essere così perchè solo chi si fosse perso avrebbe preso quella pista. Si avvicinano, sembra che siano un uomo ed una donna, si distingue la targa ...ZH etc. - svizzeri?...qui? - ci sono ormai di fianco, vediamo che sono coperti di punture d'insetti, una serie di punture appaiate, devono aver passato la notte in compagnia delle pulci, da qualche parte.
Ci guardano a fatica, si fermano ed esclamano: "siamo svizzeri!".
Ricordo ancora la nostra risata irrefrenabile, e Gionni, che tra un singulto e l'altro trova la voce per dire loro che Zurigo è da tutt'altra parte...;a volte si è dispettosi senza rendersene conto.

Li ritrovammo due giorni dopo alla cascata di Saala, si erano ristabiliti e ci fecero qualche foto.

Gionni e Flavio

Il corso del Fetorèwol invece è stato identificato con più metodo e disponibilità di mezzi nel novembre 1996.
Tutti sentieri che vanno da Ninguelande, fino alla Kakrima, tutte le cascate e villaggi del bacino idrografico della zona, risalendo e percorrendo in tutti i sensi Il Fetorèwol dalla Kakrima su fino a Safa, Ley - Fita e Ainguel, sono stati battuti a piedi e registrati al GPS; questi dati sono stati riportati sulla carta e mi hanno permesso di rettificare i tracciati rispetto a quelli presenti nelle carte militari francesi che risalivano al 1936.
Questa uscita è durata sei giorni, durante i quali siamo stati ospiti della gente dei villaggi; abbiamo mangiato unicamente il po' di cibo che avevamo con noi e a me sono bastate 12 scatolette di sardine, circa 2 kg di pane e la frutta che compravamo nei villaggi.
Per l'acqua potabile, quando non c'erano sorgenti pulite a portatata di mano, ho risolto il problema portando due borracce di alluminio non smaltato e un camping gaz,il sistema funziona così: si riempie una borraccia con l'acqua anche del fiume e la si porta a ebollizione, si richiude la borraccia e si mette a raffreddare immergendola ne fiume; si procede così anche con la seconda borraccia: in circa mezz'ora si ottengono così due litri d'acqua da bere e il problema non c'è più.
Le analisi successive hanno confermato la bontà del sistema.
In sei giorni sono stati percorsi circa 125 km, e sicuramente si può fare di più, godendo però molto meno delle bellezze del paesaggio!
Personalmente non ho mai disdegnato sostare e buttarmi un momento in acqua in un ansa particolarmente attraente che trovassi vicino al sentiero.
I partecipanti alla settimana "sul terreno" sono stati:
Saifoulaye Diallo ,ora presidente e guida di Fouta Trekking Aventure di Labé.
Tafsìr Diallo, allora collaboratore del progetto della Caisse Française de Developpement di Timbi Madina
Flavio Callegarin, sottoscritto, all'epoca capoprogetto uscente del progetto della Cooperazione Italiana di Labé.

I miei più grandi ringraziamenti a :
Rabiatou Barry o Raby Tata, diventata in seguito mia moglie, per avermi sempre incitato nei miei sogni e per avere inventato l'Hotel Tata di Labé ed esserne la vera anima.
Gionni Vit , friulano e quasi compaesano, grande amico, collega di progetto, compagno di mille scoperte e nottate indimenticabili.
Fatou Binta Diallo, madre di Saifoulaye, cuoca in casa dei volontari della cooperazione Gionni e Flavio, per la sua fine intelligenza e per averci insegnato severamente i primi rudimenti di lingua francese.
Saufolulaye Diallo, ora presidente e guida di Fout Trekking Aventure,conosciuto quando solo quattordicenne, al seguito di sua madre Fatou Binta Diallo, mi sommergeva di mille questioni ogni sera.
Binta Diallo, attuale responsabile dell'Hotel Tata di Labé, collaboratrice di famiglia, vera "seconda mamma" dei nostri due figli Gabriele e Regina nonchè collega del sottoscritto nell'assistere il dottor Traoré alla nascita di Regina una notte di gennaio del '95.
Mamadou Djuldè Sow, "Maitre Sow", carissimo amico personale e paziente aiuto nell'identificazione di tutti i PK, punti kilometrici dei "road books" dei differenti siti citati.

Grazis e màndi a dùcius!

Flavio Callegarin, di Casarsa della Delizia, Friuli

www.tatasenegal.com

 
Corso del Fetorèwol cascata di saala Dama di Mali Falesie di Doucki Cascate di Kambadaga Aïnguel e il "Ponte di pietra"