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FALESIE DI DUCKI


...UN POPOLO DALLE ORIGINI ANCORA SCONOSCIUTE...

..." DE L'ORIGINE EGYPTIENNE DES PEULS", (Aboubacry Moussa LAM, , Paris, Présence Africaine,1993) "...Dell'origine egiziana dei Peuls...",

- è solo uno degli ultimi saggi che prova a aprire il velo di mistero che ancora permane sull'origine dei Peuls che molti antropologi vogliono localizzata nelle regioni orientali d'Africa, verso l'alto Nilo.

- Nella fascia sub-saheliana il popolo singolarmente più numeroso ( circa 6 milioni di individui) è rappresentato dai Ful o Fulbe (sing. Pullo), noti regionalmente con una varietà di nomi: Peul (cioè la denominazione francese più comune), Fulah, Fulani, Fellata, etc.. Sparsi un po' ovunque, spesso in associazione con altre genti, sono divisi in un gran numero di gruppi, di cui i principali sono quelli del Futa Djallon, i Fulbe Futa, e del Futa Toro (valle del fiume Senegal), gli AlPoularhen; si estendono con minore densità ben al di là dei limiti di queste zone, dalla Nigeria interna al bacino del Ciàd e fino al Camerun.
Sono antichi abitatori dell'estremo occidente sudanese e qualche autore ha creduto di di ravvisare in essi i nomadi "rossi" (forse indicando con questo i riflessi ambrati della loro pelle) che autori classici già menzionavano oltre la Mauritania.

- Molte congetture, spesso fantastiche, sono state fatte sull'origine di questo popolo: tra le due più plausibili, quella di una derivazione bèrbera -sostenuta da alcuni - ha oggi meno seguaci dell'altra, di una connessione etiopide-camitica.
Certe concordanze etnologiche, come l'accentramento di tutti gli interessi e valori sociali intorno all'allevamento bovino, la singolare postura nilotica ancora in uso presso certi gruppi, e in generale la funzione di "popolo guida" esercitata in tutto il loro habitat, in parte analoga a quella dei Masai ad oriente, possono valere come indizi in tal senso, ma non di più.
Li sappiamo con certezza presenti ne Futa Toro ( nord del Senegal) nell'XI secolo, da dove mossero alla conquista del Nyoro e del Fouta Djallon; ma già alla fine del '200 erano nel bacino del lago Ciàd.
Di certo sono gli artefici principali dell'islamizzazione della zona dell'ovest africano comprendente gli attuali stati della Guinea, Guinea Bissu, Senegal e parte del Mali, dal XV al XVII secolo.
Questo processo avvenne essenzialmente con l'ausilio delle armi e grandi condottieri si successero nel tempo, tra i quali va sicuramente ricordato El Hadj Oumar Tall; vittime di queste spedizioni furono tutti i popoli limitrofi, pagani e non, i quali si convertirono alla nuova fede religiosa che venne mantenuta poi per sempre, oltre la caduta dei loro conquistatori.

- La struttura sociale dei Peuls del Fouta Djallon venne grandemente influenzata da questi avvenimenti che portarono ad abbandonare gradualmente il tradizionale nomadismo per arrivare alla costituzione di un grande stato teocratico con capitale a Timbo al capo del quale era posto l'Almamy.
L'Almamy non governava da solo: il potere era diviso in religioso e politico i cui responsabili erano eletti dalle grandi famiglie discendenti dai figli di El Hadj Oumal Tall.

- L'organizzazione dello stato si rivelò particolarmente adeguata ai tempi e alla situazione costituendo, per l'epoca, un mirabile esempio di decentralizzazione le cui basi poggiavano sui Consigli di villaggio che eleggevano i loro rappresentanti con consultazione diretta; questi ultimi facevano parte del grande consiglio dei saggi che assitevano gli Almamy nella gestione dell'insieme del territorio.

Ma le vecchie abitudini sono dure a morire e l'individualismo tipico dei caratteri nomadi impedì il mantenimento dell'unità necessaria a contrastare l'avanzata dei francesi e nel settembre 1896, con la battaglia di Poredaka e la morte di Bokar Biro si concludeva il ciclo di dominio Peul; finiva così anche la loro particolare ,e per certi versi decisamente moderna, organizzazione dello stato che venne di fatto completamente ignorata dall'amministrazione coloniale conquistatrice.

- Un passato da dominatori, l'istruzione e la coscienza di non fare parte delle popolazioni locali fanno sì che nei Peuls del Fouta Djallon resti radicato un discreto senso di superiorità nei confronti delle popolazioni limitrofe.

Il secolare abbraccio all'Islam e lo studio dei testi che l'accompagna hanno grandemente contribuito ad avvicinare alla cultura e all'istruzione individuale questo popolo di ex-nomadi e fin dai secoli passati importanti scuole coraniche hanno potuto formare capi di altissimo livello e, in generale, ad accrescere il livello medio di istruzione.

- La passione per la dissertazione, la scrittura e libri hanno spinto la lingua Poular ad un'evoluzione eccezionale in senso assoluto e il risultato è una lingua complessa, ricchissima in sinonimi e di enfasi, che permette allocuzioni capaci di retorica, finezza e astrazione al pari delle più conosciute lingue moderne.

Contrariamente a quel che si può pensare, grande apertura di vedute e universalità, sono le caratteristiche fondamentali del pensiero religioso nei Peuls del Fouta Djallon e lo scambio di vedute con essi può generare impressioni davvero sorprendenti e positive.

- La società attuale dei Peuls del Fouta è un particolare miscuglio di rispetto profondo della tradizione radicata nel mondo rurale e opportunismo commerciale a 360 gradi, in cui la struttura amministrativa statale guineana attuale si mescola e - spesso - si inchina alle antiche gerarchie di un tempo.

- L'economia tradizionale dei Peuls, anzi la loro esistenza intera, è centrata attorno all'allevamento; il bestiame, al di fuori dei grossi centri o villaggi o in caso di commercio con gli altri gruppi etnici e ad eccezione del pollame, non viene quasi mai ucciso per scopi alimentari ma si fa un gran consumo di latte, eccezionalmente munto di fresco (bìra), più comunemente in forma fermentata (làthjiri kòsan) o come burro cotto (nèbban nàhi - "olio delle mucche" - ), il più delle volte usati in forma tradizionale come condimento sul fonio (fògnne).
- L'agricoltura, al pari della caccia e della pesca, considerata quasi con spregio fino all'arrivo dei francesi, ha assunto gradualmente un ruolo di maggior rilievo e sopratutto negli ultimi dieci anni numerosi e riusciti progetti di cooperazione hanno grandemente migliorato tecniche e produzione ponendo il Fouta Djallon come uno delle più importanti zone di produzione di patate e cipolle e riso, contribuendo a migliorare il reddito medio delle famiglie.

- Il commercio, seguito all'apertura al mondo dopo la morte del dittatore Sekou Tourè, ha avuto un fortissimo impulso; anche se basato su una mentalità attenta e parsimoniosa (ma anche estremamente duttile e opportunista!) e nonostante i pochi mezzi a disposizione, il Peul ha messo in evidenza un dinamismo audace e aperto a tutto con sorprendenti risultati.

Pur amando gli oggetti di classe e tutto ciò che è di qualità i Peul mantengono generalmente abitudini sobrie e sono amministratori attentissimi dei propri beni: l'eventuale servitù, in generale, è rispettata ma deve eseguire gli ordini senza discutere e non dimentichiamo che tale ruolo era stato sempre svolto da prigionieri di guerra o "schiavi neri"(mathjoubè bàle) venenti da popolazioni sottomesse che tutto dovevano al loro signore e tutt'oggi i loro discendenti costituiscono la casta più umile della società peul come i vasai, i fabbri (ormai emencipati) e i cantastorie (sàmakalà).

Per quanto le leggi, la costituzione e stato di fatto, garantiscono da un secolo la libertà delle persone, questo rapporto di sudditanza resiste in diverse forme fino ad oggi, in un sorta di simbiosi che nessuna delle parti sembra interessata a spezzare

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